Scavi archeologici

Alla scoperta degli antichi piariesi fra tardo Medioevo ed Età moderna

Nell’aprile 2007 alcune ruspe al lavoro nei pressi della Chiesa Parrocchiale di Piario per opere di riqualificazione della piazza si sono imbattute, a soli 30 cm dal piano di calpestio, in numerosi resti di ossa umane. A seguito della segnalazione in Soprintendenza, che ha assunto la direzione scientifica dello scavo nella persona della dott.ssa Maria Fortunati, l’indagine archeologica è iniziata il 12 maggio e si è protratta fino al 9 giugno 2007. La responsabilità sul cantiere è stata affidata dal Comune al piariese Daniele Salvoldi (Università di Pisa), che si è valso dell’aiuto di assistenti di scavo e volontari del paese. Durante lo scavo è stato permesso a quanti ne hanno fatto richiesta di visitare il sito.

L’area archeologica comprendeva il lato est dell’accesso alla chiesa e il lato est della medesima fino all’angolo creato dalla cappella del SS.mo Rosario, che ne costituisce il limite nord; la superficie copre circa 60 mq. Si tratta in realtà di una minima parte dell’estensione originale dell’antico cimitero che ebbe una vita lunga quasi quattro secoli (il cimitero attuale venne edificato nel 1809 in seguito alle disposizioni napoleoniche).

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Veduta generale dell’area di scavo Spillone in bronzo Moneta veneta in argento (XVI-XVIII secolo)

Dallo scavo sono emersi oltre trenta scheletri in diverso stato di conservazione (assai migliore quelli in profondità) e diversi reperti archeologici che offrono una testimonianza unica nel suo genere sulla vita materiale fra Quattrocento e Settecento in un piccolo villaggio di montagna. I risultati delle analisi dei restauratori sugli oggetti e degli antropologi sulle ossa offriranno una messe enorme di informazioni preziosissime sugli antichi piariesi, riuscendo ad identificare l’età, il sesso, le malattie, lo stile di vita, l’alimentazione di persone sepolte in quell’area fino al 1760. Lo scavo di Piario, che vanta il privilegio di avere un riscontro puntuale e preciso nelle fonti d’archivio, può risultare esemplare nell’archeologia, per la fortunosa compenetrazione di archeologia e filologia.

L’indagine archeologica ha permesso di evidenziare le fondazioni del muro di cinta dell’antico cimitero, dello spessore di ca. 0,40 m, realizzate in pietre di medie dimensioni e strati di malta. Le tracce del muro erano rimaste nella cartografia civile come segno di confine fra il terreno del Demanio e quello Parrocchiale; inoltre nel Liber mortuorum parrocchiale si cita un “cretum” (muretto) come punto di riferimento per le sepolture.
In una zona dello scavo è emersa una piccola chiazza di calce bianca disposta a coprire in parte uno scheletro di adulto, fra le cui braccia era stato deposto il piccolo scheletro di un neonato. Le ricerche d’archivio hanno indicato come unico caso di sepoltura doppia nello stesso giorno di adulto e bambino quello di tali Maria Pinzoni e Andrea Bigoni, di soli cinque giorni, avvenuto il 26 agosto 1630, in piena pestilenza.
Scavi effettuati lungo la parete della chiesa hanno rivelato delle ossa sparse di bambini, che confermano come la zona a più stretto contatto con la chiesa fosse riservata alla sepoltura degli infanti, il settore definito “locus parvulorum” o “locus puerorum” nelle fonti documentarie di XVII e XVIII secolo. In questo settore si è infine scesi di -1,48 m dal piano di calpestio raggiungendo la base delle fondazioni della chiesa stessa.

Si sono indagate le fondazioni della colonna E del protiro, la cui edificazione può essere forse ricondotta al 1671, nel generale restauro della chiesa. Sempre nella zona nei pressi della porta, si è sceso fino al livello dell’antico acciottolato medievale, realizzato con ghiaia, argilla e ciottoli di piccole dimensioni. Questa zona era privilegiata per le sepolture, non solo per la vicinanza all’ingresso del tempio, ma forse anche per la presenza stessa dell’acciottolato, che veniva rimosso per permettere le inumazioni, con un certo dispendio di lavoro. Da un documento risalente all’ultimo quarto del XVI secolo si deduce anche come il sagrato fosse cintato da una ulteriore barriera in metallo.

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Fase di documentazione:
il disegno archeologico
Fase di scavo nel saggio lungo il muro della chiesa Uno scheletro nello strato più basso (XV sec. ca.)

I reperti emersi dallo scavo sono molto interessanti: si tratta perlopiù di chiodi in metallo delle bare, minuti frammenti di ceramica smaltata, un chiodino da calzatura in metallo, diversi frammenti di laterizio, frammenti di rosario in osso o ceramica, medaglie, monete, anelli in bronzo, spilloni in osso e bronzo, diversi frammenti di intonaco dipinto. Stupisce come nella piena Età moderna i materiali più usati fossero, come nella preistoria, il bronzo e l’osso!

Le indagini archeologiche sono concluse, ma le analisi sui reperti devono ancora essere condotte e si attendono con grande ansia.

Vedi anche: pdfNotiziario della soprintendenza per i beni archeologici della Lombardia